12 ottobre 2007

Bulgari come Tiffany e Cartier, porte chiuse ai rubini del Myanmar

– Fonte Il Sole 24 Ore –
La griffe italiana di gioielli Bulgari ha deciso di chiedere ai fornitori i certificati di origine delle pietre preziosi al fine di evitare l’utilizzo di quelle provenienti dalla Birmania. «Sebbene l’impresa non abbia mai acquistato pietre preziose direttamente in Birmania, ma soltanto sui mercati internazionali, ha espressamente chiesto ai suoi fornitori di fornire garanzie sulla provenienza geografica delle loro pietre preziose», si legge nel comunicato diffuso dalla maison. Stando alla lista diffusa dalla Cisl delle imprese italiane che importano dalla Birmania, Bulgari avrebbe registrato importazioni dal paese asiatico per oltre 385 mila euro.

La regione di Mogok, nel nord-est della Birmana, è nota come “la valle dei rubini”, dove da 700 anni si estraggono zaffiri e altre gemme preziose, tra cui i rubini colore rosso “sangue di piccione”, ritenuti i più belli del mondo. La decisione di Bulgari, terzo gioielliere mondiale, segue quella simile di Cartier, filiale del gruppo svizzero Richemont, e quella dell’americana Tiffany, che ha messo fine a ogni fornitura di pietre dalla Birmania dal 2003. Giovedì, il quotidiano filogovernativo birmano “New light of Myanmar” ha annunciato la prossima vendita all’asta di pietre preziose, la quinta dall’inizio dell’anno, che si terrà dal 7 al 19 novembre.

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